Tolleranza
Un predicatore sudamericano passeggiando su e giù per il treno in corsa della metro, cerca di diffondere la parola di Cristo, insistendo particolarmente sul concetto che egli, Cristo, per carità, non il predicatore, sia la soluzione di tutti i problemi che ci attanagliano. Baritono, predica ad alta voce, insistendo sulle erre che diventano tutte ERRRRRRE, e sulle esse che sembrano pronunciate da Paperino che parla il serpentese di harrypotteriana memoria (sich, memoria ormai). D’improvviso, uno in levare e l’altro sul battere, due gaglioffi, che non si conoscevano, prendono ad intimare al predicatore di finirla, data anche la presenza di due bambini che, ad onor del vero, avevano degnato il vociante cristiano di qualche indifferente sguardo. In un crescendo di prosaicitá che tocca le vette ben frequentate dei “coglioni” e del “cazzo”, uno dei due spinge il predicatore fuori dal treno, fortunatamente non dal finestrino in corsa, ma dalla porta durante la fermata in stazione. I due salvatori della patria che, espellendo il malcapitato oratore dal treno, simboleggiavano nei fatti l’invito a tornare in patria, hanno così in cuor loro difeso l’innocenza di quei due bimbi, di genitori non italiani, dalla veemenza verbale del sudamericano invitandolo a spinte e parolacce a scendere dal treno per ritornare nel paese del padre di almeno uno dei due bimbi, a giudicare dai tratti somatici.









